giovedì 24 maggio 2012

DONNE IN IRAN: UNO STUDIO COMPARATO DELLA SITUAZIONE PRIMA E DOPO LA RIVOLUZIONE ISLAMICA

Mai come in questo periodo storico l’attenzione internazionale è dedicata a quanto accade nel Vicino Oriente. L’Iran in particolare è teatro di una serie di mutamenti dal risvolto geopolitico importantissimo, per cui cattura facilmente l’attenzione dei media occidentali.
Giocata sulla rilevanza delle differenze, la comunicazione mediata da quotidiani ed agenzie di stampa tende a creare una percezione di alterità minacciosa, soprattutto su tematiche care alla cultura occidentale, come il dualismo Stato-Religione o la condizione della donna, per citarne alcune.
E’ proprio in relazione a quest’ultimo tema che regna molta confusione presso i destinatari dell’informazione, nonostante esso presenti interessanti spunti di riflessione, soprattutto per quanto riguarda la partecipazione politica.
L’evoluzione storica della partecipazione femminile
Risalgono ai primi anni del ’900, quando l’Iran era ancora conosciuto come Persia, i primi movimenti a favore dei diritti delle donne persiane. Pochi anni dopo l’adozione della Costituzione del 1906, infatti, nascono movimenti di donne che rivendicano l’importanza dell’educazione femminile, considerata un investimento per la nazione, poiché donne istruite avrebbero allevato uomini migliori per il loro paese.
Le prime scuole femminili furono create da missionari stranieri e da personalità provenienti dall’ambiente intellettuale persiano, ma ebbero vita breve. L’istruzione femminile, gestita da privati, rimase completamente priva di una regolamentazione specifica fino al 1908; fu solo in quell’anno che il governo persiano stanziò i primi fondi per la creazione di alcune scuole elementari femminili e per una sorta di istituto magistrale. Furono anni di intenso dibattito e le riviste di settore ebbero modo di toccare temi socialmente rilevanti: i figli, il matrimonio, i diritti delle donne.
Se da una parte l’attivismo femminile produsse innovazioni nel campo educativo, negli stessi anni (politicamente instabili fino alla definitiva salita al potere dello Scià, nel 1925) proliferarono diverse organizzazioni e società clandestine per le libertà e i diritti femminili, che nello loro file annoveravano donne provenienti per lo più dalla classe media istruita; alcune erano imparentate con personalità importanti, artefici del processo costituzionale di pochi anni prima. Questa prima ondata di associazionismo femminile non ebbe vita facile: la segretezza talvolta fu violata e le associazioni stesse, nonché attiviste di rilievo come Mohtaram Eskandari, furono legalmente perseguite.
Con il consolidamento dell’autorità dello Scià Reza Pahlavi, prese il via un’ondata di riforme (deislamizzazione del sistema giudiziario e dell’istruzione, divieto dell’abbigliamento femminile tradizionale ecc.) che rientrava in un generale programma di occidentalizzazione della vita persiana.
La questione femminile si inserì in questo quadro di novità, soprattutto nell’ambito educativo. Tra il 1928 e il il 1935 le donne ebbero accesso all’Università di Teheran e furono incoraggiate a seguire corsi di studi in Occidente; tutto questo in un quadro di riforme che culminò nel 1944, quando l’istruzione divenne obbligatoria.
L’Iran divenne così un centro nevralgico degli attivismi femminili dell’area, tanto che nel 1932 Teheran ospitò il secondo Congresso delle donne orientali.
Nei successivi anni ’50 videro la luce numerose organizzazioni femminili, tra le quali vanno annoverate Rah-e Now (fondata del 1955) e la Lega Femminile di sostegno alla Dichiarazione dei Diritti Umani (nel 1956). Quindici tra le più importanti organizzazioni andarono a formare nello stesso anno una federazione chiamata Consiglio Superiore delle Organizzazioni Femminili in Iran, i cui sforzi erano indirizzati verso l’ottenimento del suffragio femminile.
Nonostante l’opposizione di buona parte degli ambienti religiosi, nel 1963 fu riconosciuto alle donne il diritto di voto; ciò rientrava nell’ampio programma di riforme promosso dallo Scià Reza Pahlavi, programma conosciuto come “Rivoluzione Bianca”. Sei donne furono elette al Majlis (Parlamento).
Nel corso degli anni ’60 la partecipazione politica femminile a ruoli attivi ed istituzionali divenne consistente. Donne elette nei consigli comunali di piccole e grandi città, donne nel corpo diplomatico, donne attive nel sistema giudiziario, dove, a partire dal 1969, cinque donne ricoprirono il ruolo di giudice; donne nei servizi governativi, nel campo dell’educazione, della sanità e dello sviluppo.
Per le più alte cariche governative si dovrà attendere il 1968, anno in cui Farrokhru Parsa, una delle sei donne già elette al Majlis, divenne Ministro dell’Educazione.
Ottenuti risultati in ambito istituzionale, con il diritto di voto e l’ingresso in importanti cariche politiche ed amministrative, i movimenti femminili si impegnarono sul piano sociale. Una nuova coalizione di gruppi femminili, facente capo all’Organizzazione delle Donne dell’Iran, si fece portavoce della lotta per il miglioramento della condizione femminile nei diversi ambiti sociali. Il lavoro e la promozione dell’educazione delle donne divenne il punto centrale dell’attivismo delle volontarie dell’organizzazione, le quali però stavolta si impegnavano nella difesa della cultura tradizionale ed islamica della nazione.
Nel 1975 fu emanata la Legge per la Tutela della Famiglia. Fissando nuove regole per il matrimonio, per la richiesta di divorzio, per la tutela della prole, per la poliginia, il testo di legge apportava sostanziali modifiche alla condizione femminile.
I dati del 1978 riportano che all’epoca 22 donne furono elette al Majlis, 2 in Senato. Tre sottosegretari, un ministro, un governatore e un sindaco erano di sesso femminile, senza contare l’elevato numero di donne impegnate a livello locale e investite di cariche politiche di minor rilievo.
Dopo la Rivoluzione Islamica
La Rivoluzione Islamica del 1979, alla quale le donne iraniane danno un apporto decisivo, provoca la caduta del regime dello Scià ed instaura la Repubblica Islamica. L’ordinamento politico iraniano si conforma ai principi della cultura religiosa del Paese, che ha trovato il suo massimo interprete nell’ayatollah Khomeyni. Diritti e doveri dei cittadini, uomini e donne, vengono perciò stabiliti da una legge che ha le sue fonti principali nella Rivelazione coranica e nella condotta esemplare del Profeta Muhammad.
La legislazione precedente viene riveduta in base ai principi islamici; per quanto riguarda in particolare la vita delle donne, la legge sulla famiglia emanata dallo Scià viene abolita qualche mese dopo la Rivoluzione. Già nel 1967 l’ayatollah Khomeyni aveva espresso il suo dissenso in relazione ad essa: “La legge sulla famiglia che è stata recentemente discussa al Parlamento su ordine di agenti stranieri, per distruggere i valori islamici e il nucleo della famiglia musulmana, è contraria ai comandamenti dell’Islam” (Adelkhah Fariba, La révolution sous le voile. Femmes islamiques d’Iran, Khartala, Paris 1981, p. 63).
In genere, i mutamenti della condizione femminile dopo la Rivoluzione da una parte producono un ripiegamento familiare della donna, ma nello stesso tempo evidenziano una sua più marcata presenza nella vita pubblica. Nella Costituzione della Repubblica Islamica emerge una concezione dell’unità familiare in cui “la donna viene riscattata dalla condizione di oggetto o di strumento di lavoro a servizio del consumismo e dello sfruttamento. Mentre riacquista l’importante e grande dovere di madre, ossia la crescita di individui musulmani, è presente accanto agli uomini nelle diverse attività della vita. Di conseguenza le è affidata una responsabilità maggiore e le è riconosciuto un valore superiore” (Introduzione alla Costituzione della Repubblica Islamica, Centro Culturale Islamico Europeo, Roma 1982, pp. 7-8).
Due princìpi della Costituzione, nel capitolo consacrato ai diritti della nazione, si riferiscono direttamente alle donne. L’art. 21, in particolare, afferma: “Il governo ha il compito di garantire in tutti i campi i diritti della donna, nel rispetto delle leggi islamiche, e di mettere in atto quanto segue:

- creazione di condizioni che favoriscano lo sviluppo della personalità della donna e l’attuazione dei suoi diritti nella sfera materiale e spirituale;

- assistenza alle madri, in particolare nel periodo della gestazione e della crescita dei figli e protezione dei bambini privi di tutela familiare;

- istituzione di tribunali competenti al fine di difendere la stabilità della famiglia;

- costituzione di un’assicurazione specifica a favoredelle vedove e delle donne anziane prive di sostegni;

- assegnazione della tutela dei figli, in vista del loro bene, alle madri che ne siano degne, qualora sia assente un tutore legale”.

Mentre il diritto di voto e di eleggibilità non viene modificato, alle donne sono interdette la carriera giudiziaria e quella militare. Tuttavia nel 1986 viene autorizzato l’addestramento militare femminile e l’addestramento per l’autodifesa civica delle donne.

Tra le norme stabilite dal regime dello Scià, viene abrogata quella risalente al 7 gennaio 1937 (“Giornata della donna”), che, nell’ottica di una occidentalizzazione dei costumi, vietava alle donne di portare il velo nei luoghi pubblici. L’ordinamento rivoluzionario, nel contesto di una restaurazione del costume tradizionale islamico, inizialmente prescrive alle donne di coprire i capelli col velo (in persiano: hejab) negli uffici pubblici, poi estende la prescrizione a tutti i luoghi pubblici. La concezione sottostante a tale norma è stata illustrata dalle militanti islamiche con parole d’ordine di questo tipo: “La donna velata è una perla nella sua conchiglia”; “Il velo è la barricata delle donne”; “Colei che è bella per il suo pensiero, non mette in mostra la bellezza del suo corpo”; “La mancanza del velo è per la donna il massimo dell’asservimento intellettuale”.
L’associazionismo femminile riceve un notevole impulso. Nel 1979 nasce la “Società delle donne della Rivoluzione Islamica”. Nel 1984 viene istituito l’Ufficio per lo studio delle questioni femminili, che dirige l’Università femminile “Al-Zahra” di Teheran. Nel 1987 viene creato il Consiglio culturale e sociale della donna, che agisce sul piano giuridico per tutelare le donne nel lavoro, nella famiglia e nella società. Tutte le fondazioni di assistenza sociale create dopo la Rivoluzione hanno una sezione femminile diretta da donne.
Per quanto riguarda l’istruzione, nasce tutta una serie di scuole femminili. Oggi la maggioranza delle lauree universitarie è stata conseguita da donne. Ma un dato ancor più clamoroso è che la scuola teologica di Qom (il vivaio dell’élite religiosa iraniana e non solo iraniana) consente alle donne di raggiungere la qualifica di marja-e taqlid, che nella gerarchia religiosa sciita è una delle più elevate.
Per venire ai giorni nostri, durante il secondo mandato del Presidente Ahmadinejad l’Assemblea Nazionale di Teheran annovera otto donne. Nel governo, il Ministero della Sanità è stato affidato a una donna, Marzieh Vahid Dastjerdi, ginecologa, già impegnata nello stesso Ministero.
In genere i mezzi d’informazione occidentali, mobilitati da lungo tempo in una vera e propria campagna di demonizzazione della realtà iraniana, passano sotto silenzio il fenomeno della partecipazione femminile alla vita sociale, politica e religiosa della Repubblica Islamica, preferendo presentare al pubblico occidentale icone femminili che, quando non sono quelle di un’assassina come la famigerata Sakineh, rappresentano pur sempre un fenomeno di alienazione culturale caratteristico di ambienti socialmente e topograficamente limitati. Le figure femminili divulgate dalla propaganda occidentale come figure esemplari di una idealizzata dissidenza femminile appartengono infatti a quel ceto alto borghese che è sopravvissuto alla Rivoluzione del 1979 e che si trova concentrato, ad esempio, nei quartieri alti di Teheran Nord.
Nei movimenti femminili iraniani troviamo dunque due orientamenti distinti e contrastanti. Da una parte abbiamo la rivendicazione del diritto-dovere della donna di partecipare in maniera organica alla vita sociale, in linea con la tradizione islamica; dall’altro, la rivendicazione egualitaria di una parità assoluta tra individuo maschile e individuo femminile. Mentre la prima tendenza trova espressione nelle istituzioni rivoluzionarie, la seconda corrisponde invece a quella cultura d’importazione che si era già espressa in Iran all’epoca dello Scià. Al ruolo attivo e costruttivo della tendenza islamica fa dunque riscontro l’azione di fronda e di protesta svolta dalla tendenza “laica” e occidentalista, che talvolta si è manifestata in azioni di aperta contestazione.
In sostanza, la realtà delle donne iraniane è ben diversa da come viene dipinta dai mezzi di informazione di massa occidentali, che spesso obbediscono a logiche di propaganda del tutto estranee ad una disinteressata ricerca della verità. Alla luce della ricostruzione storica dei movimenti per i diritti femminili, alcune considerazioni possono essere fatte: le donne iraniane esistono e partecipano da protagoniste alla vita sociale e politica del loro Paese.

* Claudia Manili è Dottoressa Magistrale in Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Milano.



Fonte: Eurasia

domenica 20 maggio 2012

TRAFFICO DI FETI UMANI PER RITUALI DI MAGIA NERA


E' di pochi giorni fa la notizia apparsa su molti siti e quotidiani internazionali di un cittadino britannico di origine taiwanese arrestato a Bangkok perchè in possesso di sei feti umani destinati a rituali di magia nera, arrostiti e ricoperti in foglia d'oro e impacchettati per essere trasportati di contrabbando a Taiwan. I feti, ritrovati dalla polizia thailandese nella zona di Chinatown, erano stati acquistati alcuni giorni prima da un taiwanese in Thailandia per 200 mila baht (5 mila euro) e destinati ad assere rivenduti ad un prezzo superiore. In Thailandia la magia nera conta diversi seguaci soprattutto nelle comunità di origine cinese che pongono feti in bottiglia su altari di case e aziende, credendo che il loro potere possa portare fortuna e ricchezza.
Ma la cosa più sconvolgente è ch per il loro possesso l'uomo rischia solo 1 anno di prigione e £ 40 di multa (circa € 50).
Non vogliamo entrare nei meriti di culture e riti a noi del tutto estranei, ma ci siamo sentite in dovere di commentare questa notizia perchè incredule del così poco valore dato alla vita umana. La foto d'altronde parla da sola, e ci ha letteralmente nauseate. Feti? No, bambini, di fatto piccoli cadaveri di creature innocenti non ancora venute alla luce che vengono trafficati come oggetti e niente più. Ognuno guardando questa immagine può farsi l'opinione che vuole, ma noi donne socialiste nazionali crediamo da sempre nel rispetto della vita e anche della morte, e come donne, figlie, sorelle, mogli e soprattutto madri, non possiamo tollerare un commercio così macabro e vergognoso.

giovedì 17 maggio 2012

GRACE O' MALLEY, LA REGINA DEI PIRATI DI CONNEMARA


Grace O'Malley nacque intorno al 1530 nella contea di Mayo da Owen Dubhdarra O’Malley,capo clan degli O'Malley.Fin da piccola Grace seppe sempre che volle fare il marinaio ma fu sempre scoraggiata nei suoi propositi.
Si sentì estremamente offesa quando suo padre si rifiutò di portarla con se su un veliero e la leggenda narra che Grace si tagliò i suoi lunghi capelli e prese a vestirsi da uomo per provare ai suoi familiari che poteva affrontare il viaggio e fare la vita del marinaio. Vedendo ciò suo padre e suo fratello la chiamarono Grainne Mhaol  e la soprannominarono Grace la Calva (ciò si pensa che abbia portato al suo soprannome Granuaile).Comunque grazie alla sua insistenza le fu permesso di andare per mare con suo padre e la sua flotta di navi.
Da bambina viaggiava spesso con suo padre nelle missioni commerciali d'oltre mare. Una volta di ritorno da un viaggio dalla Spagna la loro nave fu attaccata da un vascello inglese. Il padre di Grace le aveva detto che in caso di attacco lei avrebbe dovuto rimanere sottocoperta ma lei non gli obbedì. Si arrampicò invece sul sartiame. Osservando la battaglia dall'alto notò un pirata inglese avvicinarsi furtivamente estraendo un pugnale dietro la sua schiena. La coraggiosa Granuaile si lanciò giù dal sartiame e saltò sulla schiena del pirata che minacciava suo padre gridando nel frattempo. La distrazione consentì agli O'Malley di riguadagnare il controllo della nave e di sconfiggere i pirati inglesi.
Passò la sua giovinezza ad apprendere le arti marinare e col tempo di avere la sua propria flotta di navi. La sua famiglia si era arricchita con la pesca e con il commercio ma più avanti nella vita ella si dedicò alla pirateria assalendo navi pirata Turche e Spagnole e addirittura la flotta Inglese. Aumentò il suo patrimonio fino a includere una flotta e diverse isole e castelli sulla costa occidentale dell'Irlanda.
In età avanzata si fece una reputazione da comandante  spietata attraverso le sue imprese in battaglia a fianco dei suoi seguaci.
La leggenda racconta che ella partorì uno dei suoi figli in alto mare. Il  giorno seguente il parto la sua nave fu attacca da pirati turchi .Nonostante fosse esausta per il parto prese un'arma e guidò i suoi uomini contro i turchi costringendoli alla ritirata.
Grace si sposò due volte nella vita Il suo primo marito fu Donald O'Flaherty che era figlio del capoclan degli O'Flaherty e prossimo alla successione alla guida del clan. Grace  e Donald si sposarono quando lei aveva 16 anni. A quell'epoca quel tipo di matrimonio era di consuetudine per le famiglie combinare matrimoni quindi la loro unione fu inizialmente più un fatto politico che emotivo. Gli O'Flaherty erano un clan marinaresco come gli O'Malley aveva diritti a casa del loro clan. Attraverso il loro matrimonio Grace imparò molto sulla tradizione marinaresca da Donald e il suo clan si arricchì delle conoscenze nautiche di Grace.Ella fu presto al comando della flotta degli O'Flaherty e dominò le acque circostanti le loro terre.
Nonostante fosse inusuale per quel tempo che una donna comandasse degli uomini Grace si conquistò il rispetto dei suoi seguaci attraverso la sua scaltrezza ,la sua conoscenza del mare e grazie al suo coraggio.
Il suo marito Donald aveva la reputazione di testa calda e questo probabilmente gli costò la vita in una battaglia contro un clan rivale. Grace e Donald furono sposati per 19 anni.
Secondo la legge Irlandese le vedove avevano diritto a una parte del patrimonio del marito ma per qualche strana ragione gli O'Flaherty non seguirono la tradizione. Grace fu costretta a reggersi sul supporto degli O'Flaherty. Questo non le piacque per niente così radunò i suoi  fedeli seguaci e si mise a commerciare per i mari per conto proprio.
Mise in pratica le conoscenze apprese da suo padre e da suo marito e riuscì a sbarazzarsi degli O'Flaherty .Grace ritornò dagli O'Malley portando i suoi seguaci con lei diventando un capoclan per conto proprio e rivendicando il titolo di capoclan per suo marito.
Nella stessa maniera sposò il suo secondo marito  Richard Burke per rafforzare la sua posizione nella costa occidentale dell'Irlanda .
Dalla morte di Donald riuscì a espandere il suo impero fino a includere 5 castelli e diverse isole di Clew Bay  però aveva ancora bisogno del castello di Rockfleet situato nel nord est della baia per rafforzare il suo dominio dell'area.
La leggenda racconta che Grace viaggiò fino a Rockfleet e bussò alla porta di  Richard per fargli una proposta di matrimonio della durata di un anno. Ella  spiegò che la loro unione avrebbe dato a entrambi i clan la possibilità di resistere all'imminente invasione degli Inglesi(che si stavano lentamente ma inesorabilmente impadronendo dell'Irlanda).Si crede che dopo un anno esatto Grace avrebbe rilasciato Richard offrendogli  apparentemente l'opzione di terminare il matrimonio ma ormai egli era perdutamente innamorato di lei e rimasero sposati fino alla morte di lui avvenuta 17 anni dopo.
Grace ebbe in totale 4 figli. Donald e Grace ebbero 3 figli ,2 figli e una figlia. I loro figli furono Owen e Murrough e la loro figlia Margaret.Più tardi quando Grace era sposata con Richard ebbe il suo ultimo figlio Tibbot.
Nel 1593 dopo molti anni di difficoltosi combattimenti contro gli Inglesi e dopo la cattura di suo fratello e di suo figlio da parte di forze inglesi ella visitò  la regina Elisabetta per chiedere la pace e il rilascio di suo figlio e di suo fratello. Gli eventi che portarono all'incontro tra Grace e la regina Elisabetta ebbero profondi impatti sull'incontro stesso e in seguito sul comportamento di Grace.
Durante la vita di Grace gli inglesi avevano conquistato gran parte dell'Irlanda nel corso di un processo chiamato "Sumit and Regrant.
Gli inglesi convinsero(o forzarono) i capoclan a cedergli le loro terre e in cambio gli avrebbero dato un titolo nobiliare inglese. Alcuni capoclan si arresero altri si ribellarono e Grace fu tra questi ultimi. Ella  conservò la propria indipendenza molto più a lungo del resto dell'Irlanda ma nei suoi ultimi anni la potenza inglese iniziò a costituire un peso per lei.
All'età di 56 anni fu catturata da Sir Richard Bingham,uno spietato governatore che la regina aveva installato nei nuovi territori passati in mano inglese.
Poco dopo aver ricevuto il suo incarico mandò le guardie ad arrestare Grace e ad impiccarla. Grace fu arrestata assieme ad altri membri del suo clan e preparata per l'esecuzione. Determinata a morire con dignità ,tenne alta la testa e aspettò il momento dell'esecuzione. All'ultimo minuto il suo genero si offrì come ostaggio in cambio della promessa che Grace non si sarebbe mai più ribellata.
Birmingham la rilasciò in base a quella promessa ma non le permise di riottenere il suo potere per punirla del suo atteggiamento rivoltoso.
Nel corso del tempo Bingham le tolse il suo bestiame per ridurla in povertà e complottò per uccidere il suo figlio maggiore Owen.
Durante quel periodo della rivolta Irlandese,l'Armada spagnola imperversava contro gli Inglesi al largo delle coste Irlandesi e Scozzesi.
Non è noto se Grace abbia assistito gli Inglesi contro gli Spagnoli oppure se combatté  semplicemente per proteggere quel poco che le rimaneva però si sa che intorno al 1588 Grace macellò centinaia di spagnoli della nave di Don Pedro de Mendoza vicino al castello dell'Isola di Clare.Perfino nei tardi anni della sua cinquantina Grace era spietata in battaglia.
Nei primi anni del decennio 1590 Grace era ridotta in povertà grazie agli sforzi di Bingham. A quel tempo era in corso una ribellione piuttosto vasta contro gli Inglesi e Bingham temeva che Grace avrebbe potuto portare aiuto ai ribelli.
In una lettera che Bingham scrisse in quel tempo egli affermava che Grace O'Malley era una nota traditrice e la sobillatrice di tutte le ribellioni avvenute in quella zona da 40 anni.
Grace aveva mandato lettere alla regina Elisabetta domandando giustizia però non ricevette mai risposta. Nel 1593 suo figlio Theobald e suo fratello Donal-na Piopa furono arrestati e gettati in prigione. Quella fu la goccia finale che fece traboccare il vaso e Grace decise di andare a Londra dalla regina di persona per chiedere il rilascio dei suoi familiari e la restituzione delle sue terre e dei suoi beni.
Grace spiegò le vele e cercò di evitare le navi inglesi che pattugliavano i mari tra le sue terre e Londra. L'incontro ebbe luogo al castello di Greenwich.
Nessuno sa perché la regina Elisabetta accettò di incontrarsi da sola con Grace O'Malley. Grace parlava fluentemente il latino e per questo fu in grado di parlare con la regina.
Alcuni riportano anche che O’Malley avesse starnutito, e che quindi una dama le avesse porto un fazzoletto ricamato. Si soffiò il naso, ma, subito dopo averlo fatto, lo gettò tra le fiamme di un vicino caminetto. Di fronte alla corte scioccata Elisabetta I disse che in Inghilterra era buon uso infilare il fazzoletto usato nella manica, ma O'Malley rispose che in Irlanda erano disapprovate le persone così trascurate da tenere della stoffa sporca sulla propria persona.
Grace le spiegò che le sue azioni non erano atti di ribellione ma legittima difesa.
Le spiegò che l'eredità dei suoi mariti era ingiustamente trattenuta dalla regina e pretese che quei diritti fossero rispettati. Grace chiese la liberazione di suo fratello e di suo genero. In cambio Grace avrebbe aiutato la regina contro i suoi nemici di mare e di terra.
La regina acconsentì e Grace fece ritorno in Irlanda e domandò a Bingham il rilascio di suo genero e di suo fratello e il ritorno a lei delle sue proprietà in base agli ordini della regina.
Grace O'Malley viene ricordata come una comandante spietata e una combattente coraggiosa.
Nei suoi 70 anni di vita lei e la sua famiglia videro la potenza inglese espandersi in Irlanda ma grazie alla loro forza e alla loro potenza il suo clan e i suoi vicini riuscirono ad arginare gli invasori.
Si dice che dall'anno della sua morte nel 1603 nessun altro capoclan irlandese riuscì a preservare il vecchio stile di vita Gaelico come Grace O'Malley e la sua famiglia riuscirono a fare in vita.

Ringraziamo F.C. Bertagnoli Ravazzi per il contributo

mercoledì 2 maggio 2012

IL SERVIZIO AUSILIARIO FEMMINILE: COSCIENZA DELLE NOSTRE DONNE di LUIGI BARBIERI

Le nostre donne hanno indossato la divisa, e sul bavero della giacca han messo l’alloro con il gladio di Roma. Le nostre donne hanno abbandonato il focolare domestico, le cure della casa e son diventate soldati. Non indossano più leggere, fruscianti camicette di seta, profumate di violetta o di gardenia, ma una rozza camicia grigioverde. Non ondeggiano sorridenti e molli sulle alte suole di sughero, ma marciano serene e fiduciose al ritmo degli scarponi chiodati.
È uno spettacolo nuovo al quale non eravamo abituati. Le avevamo già viste le nostre donne in divisa, è vero; ma solo come sorelle di carità nell’ampio abito blu delle crocerossine, con in fronte, sul bianco del velo, la rossa croce della misericordia. Le abbiamo viste di sfuggita qualche volta nelle immediate retrovie del fronte, quando i feriti venivano caricati sui treni ospedale ed esse erano le prime a dar loro un po’ di serenità sorridendo. Perché il sorriso di una donna può anche non far sentire il martirio della carne lacerata.
Poi le abbiamo viste, silenziose, mai ferme, instancabili, andare e venire senza sosta nelle bianche corsie degli ospedali. Le abbiamo viste correre al letto di un ferito gemente ed accarezzarne il viso, così spesso imberbe, contratto dal dolore. Una carezza materna che allontanava il martirio. Le abbiamo tante vole viste asciugare furtivamente una lacrima per la morte di un soldato affidato alle loro cure, e ritronare poi, virilmente forti, a riprendere l’opera dopo l’attimo di sconforto.
Erano donne d’una indubbia nobiltà di sangue e di cuore che, lasciate le luccicanti tolette di gala, avevano indossato l’abito severo delle crocerossine.
Ma, pure vivendo tra i soldati ed operando per questi, nulla esse avevano di militare. Erano le immagini viventi di una pietà profondamente femminile: pietà di madri, di sorelle tutta intesa ad alleviare le sofferenze di figli e di fratelli sconosciuti.
Ed esse continuano ancora la loro opera. Le infermiere volontarie di Croce Rossa sono rimaste al loro posto di sacrificio, a servire in umiltà i figli più martoriati della grande Madre. Ed oggi accanto a loro, si sono poste tante altre donne italiane. Sono in maggioranza donne del popolo; fanciulle cresciute nello spirito del Fascismo, che non hanno potuto sopportare inattive l’onta dell’8 settembre. Ed hanno chiesto di arruolarsi, di impugnare loro quelle armi gettate e rifiutati dai vigliacchi.
Il gesto di queste donne ed il successivo decreto del Governo Repubblicano di istituire un corpo ausiliario femminile, ha fatto torcere il naso e gridare allo scandalo i soliti catoni da caffè. Come, le nostre donne tra i soldati? È uno scandalo autorizzato dal Governo; è immorale, è anticristiano, antisociale. Poi, ancora: questo fascismo che ha sempre predicato di proteggere la famiglia, ora spinge queste donne fuori della casa, le manda al fronte. E questo dopo aver gridato ai quattro venti l’inumanità del bolscevismo che ha fatto altrettanto.
Parole che lasciano naturalmente, fra di noi, il tempo che trovano. Perché sappiamo chiaramente qual è l’altissimo significato e l’altissimo compito del Servizio Ausiliario Femminile.
Troppi uomini hanno disertato e vegetano invigliacchiti nei caffè. E queste donne, superbamente italiane, li sostituiscono. Non però nel combattimento, che sarebbe come ripudiare la femminilità, ma in quelle mansioni che sono prettamente femminili. Esse saranno le infermiere, saranno le cuoche, saranno le sarte, saranno le scrivanie dei nostri soldati che combattono. Saranno in una parola le mamme, vigili ed attente, che cureranno i loro figlioli. Saranno le buone spose che faranno trovare al combattente, di ritorno da un’azione, una buona minestra calda, la pratica già sbrigata per il sussidio ai vecchi genitori, le bende pronte per medicare la ferita.
Ma se il destino lo vorrà, queste donne, che nulla han perso della loro femminilità perché han continuato a fare le donne in ogni momenti della loro giornata, se il destino lo vorrà, esse sapranno però anche imbracciare il fucile. Lo imbracceranno per difendere il corpo del proprio uomo caduto, per difendere la loro casa minacciata, per difendere il bambino ignaro. Le donne di Firenze insegnano. Ed in cantoni da caffè riordinino che questi non sono atti di sanguinarie, di femminile che hanno perduto la loro casa crollare, il loro focolare distrutto, i loro bambini uccisi. È l’istinto più forte di conservazione che spinge queste donne a difendere, con una forza sorta all’improvviso dal più profondo della loro femminilità, quello che esse han creato soffrendo.
Guardiamo quindi queste nostre ragazze del Serivizio Ausiliario Femminile, con orgoglio; in esse ritroviamo l’antica virtù rinata, l’antico amore di Patria di cui furono animate le donne di Sparta e di Roma, le donne guerriere del nostro Risorgimento. Al di sopra della famiglia, ne esiste un’altra, più grande; una famiglia che si chiama Italia ed alla quale tutto bsogna dare, perché non sia smembrata, perché viva ancora, forte e rispettata.
Migliaia di nostre donne hanno capito questo: sono giovinette, donne mature, mamme anche che sanno, che sentono come solo sanno sentire le donne, che solo così operando, i loro uomini, i loro figli potranno domani essere fieri di dire: io sono italiano.


lunedì 30 aprile 2012

L'ARGENTINA SI SGANCIA DAL SIGNORAGGIO DEL DOLLARO


Dove non ci arriva il diavolo, manda una donna 
L’Argentina riforma la Banca Centrale utilizzando le risorse eccedenti per sdebitarsi dagli organismi internazionali. Argentina, più risorse dalla banca centrale al tesoro. Il Senato del paese andino approva la riforma dell’istituto che permetterà all’esecutivo di usare nuovi fondi per estinguere i debiti internazionali Roma – Il Senato argentino ha dato il via libera a una riforma della Banca Centrale che permetterà al Tesoro del paese andino di attingere maggiori riserve per pagare i debiti. L’iniziativa, approvata la settimana scorsa dalla Camera dei deputati, è stata ratificata dal voto positivo di 42 senatori, 19 contrari e due astensioni. Spetterà alla giunta direttiva della Banca decidere la quantità di risorse potranno essere messe a disposizione dell’esecutivo, in via “eccezionale”, una volta esaminati i conti delle due istituzioni e le rispettive necessità di spesa. Già nel 2010 Buenos Aires aveva ottenuto l’utilizzo delle riserve eccedenti della Banca per pagare debiti contratti con organismi internazionali. Esaurito il capitolo delle risorse eccedenti, la nuova misura potrebbe consentire all’esecutivo di intaccare altri debiti come quello che ha con il Club di Parigi, sottolineano i media locali. ilVelino/AGV 22 marzo 2012
L’Argentina si sgancia dalle riserve in dollari Si discute molto della riforma della carta organica della Banca Centrale. In questi giorni se ne discute anche alla Camera ma la maggioranza dovrebbe essere sicura. Che dice la riforma? Che il BCRA non è più obbligato a mantenere riserve in dollari pari alla moneta circolante, e quindi potrà utilizzare queste riserve, ad esempio per pagare debito estero. Poi dice che potrà anticipare al tesoro fino al 20% della base monetaria (il doppio di quanto permesso finora) in caso di emergenza finanziaria; e che potrà fomentare lo sviluppo produttivo trasferendo alle banche risorse vincolate a questo scopo, indicando i tassi dei prestiti – chiaramente tassi agevolati. [..] http://www.largentina.org/  14 marzo 2012 Bilancia commerciale I° bimestre | + 1,892 miliardi di dollari Nel mese di febbraio la bilancia commerciale argentina ha fatto registrare un avanzo di 1,341 miliardi di dollari, mostrando una crescita annuale del 120,6%, mentre il saldo rispetto al primo bimestre 2011 è in positivo per 771 milioni di dollari. Tale risultato è strettamente correlato alla entrata in vigore di alcune delle misure restrittive sulle importazioni imposte dal Governo. L’import ha difatti mostrato un calo dello 0,9% rispetto a febbraio 2011, a fronte della crescita delle esportazioni del 12,8%. Crescita economica:L’indice di attività economica della Repubblica Argentina, elaborato dall’Instituto Nacional de Estadistica y Censos (Indec) ha evidenziato una crescita del 5,5% nel mese di gennaio. Stime crescita del PIL argentino a fine anno: Governo argentino +5,1%, FMI +4,6%, Banca Mondiale + 3,7%.Riserve Banca Centrale Argentina: al 16 marzo 2012, le riserve valutarie del Banco Central de la Repùblica Argentina (Bcra) risultavano pari a 47,243 miliardi di dollari (+ 374 milioni nell’ultimo mese). Riserve Banca Centrale Argentina: al 16 marzo 2012, le riserve valutarie del Banco Central de la Repùblica Argentina (Bcra) risultavano pari a 47,243 miliardi di dollari (+ 374 milioni nell’ultimo mese). … e come rispondono i “Liberal” … Repubblica Argentina sanzionata dal Governo USA Il 26 marzo 2012, il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha firmato l’atto di sospensione della Repubblica Argentina dal Sistema Generalizzato delle Preferenze (SGP) per non avere agito in buona fede con riferimento ai lodi arbitrali emessi dall’ICSID a favore delle società americane (Azurix Corp. e Blue Ridge Investments). Con l’entrata in vigore del provvedimento, previsto entro 60 giorni, l’Argentina diventerebbe il primo Paese sospeso dal programma SGP per il mancato rispetto di lodi arbitrali. Nel 2011, l’ 11% delle esportazioni argentine verso gli USA, per un controvalore di 477 milioni di dollari, ha beneficiato della agevolazione tariffaria determinata dalla appartenenza al SGP. Chiusura degli uffici del FMI a Buenos Aires Il 15 marzo 2012, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha annunciato la chiusura a fine mese della propria sede in Argentina, diplomaticamente motivata dalla politica di contenimento dei costi che ha già portato alla chiusura nel corso dell’anno degli uffici in Mongolia e Libano. Secondo notizie da fonti vicine al FMI riportate dalla stampa argentina, la decisione sarebbe invece strettamente collegata alla iniziativa giudiziale promossa dal Segretario per il commercio argentino, Guillermo Moreno, nei confronti dei consulenti del Fondo e avente ad oggetto la metodologia da questi utilizzata per il calcolo dell’indice sull’inflazione. Fonte: Bollettino 29 marzo 2012 Elaborato dalla Segreteria Tecnica della Associazione Task Force Argentina (TFA) – Associazione per la tutela degli investitori in titoli Argentini http://www.tfargentina.it/download/NATFA29mar12.pdf


FONTE: http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.it/2012/04/largentina-si-sgancia-dal-signoraggio.html

venerdì 27 aprile 2012

I TIPI E LE CONSEGUENZE A LUNGO TERMINE DELL'ABUSO SUI MINORI

L’abuso è un fenomeno ancora poco conosciuto e la cui frequenza è ampiamente sottostimata. All’attenzione dell’opinione pubblica arrivano solo i casi di violenza più eclatanti : il resto degli abusi si consuma in segreto tra le mura domestiche.
Benché gli esperti del settore siano concordi nell’affermare che un abuso protratto nel tempo comporta degli effetti a lungo termine sulla personalità di chi lo subisce, poche ricerche sono volte ad aiutare gli adulti che hanno subito degli abusi durante l’età della crescita.
Abuso: non c’è solo quello sessualeQuando si parla di abuso sui bambini, si pensa immediatamente all’abuso sessuale. Purtroppo esistono anche altre forme di violenza che vengono sottovalutate ( se non giustificate in certe culture) che hanno un effetto negativo sulla psiche quasi quanto l’ abuso sessuale vero e proprio.
Altre forme di violenza sono il maltrattamento fisico, il maltrattamento psicologico, l’incuria e l’ipercura.
Che cos’è l’abuso sessuale?Per abuso sessuale si intende, qualsiasi contatto a scopo sessuale, compiuto da un adulto verso un bambino. Non è necessario che ci sia un rapporto sessuale vero e proprio per parlare di abuso : anche toccamenti e giochi erotici sono forme di violenza sul bambino.
Altre forme di abuso sessuale comprendono l’esibizionismo, far assistere i bambini ad atti sessuali, esporre i bambini alla pornografia, raccontare loro storie erotiche, trattare il minore in un modo sessualmente provocante.
Un aspetto particolare di abuso è l’ “incesto simbolico” : quando il genitore, pur non abusando concretamente del figlio, abbia con lui/ lei un atteggiamento estremamente provocante.
Prendiamo, per esempio, il caso di una madre che sia molto seduttiva nei confronti del figlio maschio adolescente, che dorma nel letto con lui, si aggiri nuda per la casa, si faccia vedere mentre fa la doccia senza però commettere incesto.
In questo caso, anche se materialmente non c’è stato un incesto, a livello psicologico gli effetti saranno simili.
Che cos’è il maltrattamento?Nel maltrattamento il bambino è oggetto di aggressioni da parte dell’adulto che vuole scaricare sul più debole la violenza che sente dentro di sé e contro di sé. Bisogna specificare che perchè si possa parlare di maltrattamento non basta qualche schiaffo dato ingiustamente o un episodio in cui il genitore si arrabbia con il figlio e lo picchia.
Ma il discorso cambia se le punizioni e gli schiaffi diventano la norma e se il clima affettivo della relazione genitore- figlio è regolato dalla paura e dalle punizioni.
Si parla di abuso quando la violenza è una modalità abituale di comunicazione genitore e figlio e le punizioni sono frequenti, arbitrarie o eccessive.
Nel maltrattamento il bambino viene picchiato per i motivi più futili ( ad esempio perché è troppo rumoroso o perché non riordina la stanza) e nei casi più gravi le lesioni possono essere tali da causare la morte della vittima.
Che cos’è il maltrattamento psicologico?Il maltrattamento psicologico è un assolto rivolto alla psiche del bambino ed è la forma di violenza più diffusa, ma allo stesso tempo, più difficile da riconoscere.
Ricordiamo che non basta qualche episodio spiacevole o qualche rimprovero immeritato per poter parlare di abuso psicologico: per abuso psicologico si intende una violenza verbale grave e protratta nel tempo.
Si intende con questo un persistente maltrattamento emotivo che determina delle conseguenze negative sullo sviluppo psicologico e comportamentale del bambino.
In particolare il comportamento dell’adulto deve essere caratterizzato da uno di questi elementi :
Rifiuto psicologico del bambino: L’adulto fa sentire il bambino poco importante e lo sottopone a continue sproporzionate critiche, esprimendo frequenti giudizi negativi sulla sua personalità , il suo aspetto fisico e la sua intelligenza.
L’adulto deride il bambino o gli appioppa nomignoli dispregiativi. L’abusante umilia il minore in pubblico .
Il bimbo viene incolpato di tutti i problemi familiari o ritenuto la causa della propria insoddisfazione personale. L’abusante fa vivere il minore in un clima familiare dove si sente costantemente controllato e giudicato.
Terrorismo psicologico: far vivere il bambino in un clima familiare costantemente caratterizzato da angoscia o terrore: la famiglia, da fonte di serenità e sicurezza, diventa il luogo della paura e dell’angoscia. I genitori usano la minaccia o il ricatto per imporre la disciplina e sottolineano la cattiveria del bimbo dicendo che se continua così andrà all’inferno o farà morire i genitori di crepacuore o che saranno costretti a metterlo in collegio.
Trascuratezza: i genitori sono troppo concentrati sui loro problemi per prendersi cura dei bisogni del bambino. Le necessità materiali vengono soddisfatte, ma non quelle psicologiche. Tra genitori e figli non c’è dialogo, il bambino è parcheggiato davanti alla televisione. Il clima familiare è caratterizzato da freddezza o da indifferenza: il figlio può fare quello che vuole. I genitori non svolgono una funzione di guida: il minore è lasciato a se stesso.
Inversione di ruoli: al figlio viene chiesto di occuparsi dei genitori. Spesso, questo significa esporlo a continue tensioni familiari, caratterizzate da liti verbali e/o fisiche; in questo contesto, investirlo direttamente o indirettamente del ruolo di pacificatore o risolutore delle liti coniugali.
Usare il bambino come una pedina nelle liti dei genitori: mettere il bambino contro l’altro genitore mostrandogli continuamente la “cattiveria” o l’inadeguatezza del partner. Costringere il minore a ricoprire il ruolo di un partner, assente, o con il quale si ha un rapporto degradato. Il bambino viene usato come sostituto emotivo del coniuge e anche se non c’è un abuso fisico vero e proprio viene trattato come il fidanzato della mamma o la fidanzata di papà.
La trascuratezza e l’ ipercura: altre forme di maltrattamento 
Sono forme di maltrattamento altrattanto gravi la trascuratezza e l’ipercura.
Per trascuratezza si intende l’incapacità dei genitori di provedere adeguatamente ai bisogni fisici ed emotivi del bambino. Tragici esempi di trascuratezza sono i i fatti di cronaca di questa estate dei bambini piccoli dimenticati in macchina e morti per il caldo. Altri esempi di comportamenti trascuranti sono: non mandare a scuola i figli, trascurare la loro igiene e la loro salute, ecc..
L’ipercura è invece un eccesso di cure che compromette lo sviluppo del bambino. Un tipico esempio di ipercura è lasindrome di Munchausen: il genitore, il più delle volte la madre, sottopone il figlio a visite mediche, accertamenti e cure inopportune per sintomi o malattie da lei inventati o indotti.
Le conseguenze a lungo termine dell’ abuso
Non tutti i bambini che hanno subito degli abusi avranno dei problemi psicologici una volta adulti. Molto dipende dalla durata dell’abuso ( un singolo episodio è meno grave di un abuso prolungato nel tempo), dalla gravità della violenza, dall’ età della vittima (più il bambino è piccolo più le conseguenze sono devastanti), dalla presenza di qualche adulto protettivo, ecc..
In linea di massima, le possibili conseguenze psicologiche sono queste:
Scarsa autostima.
Tutti i bambini che sono stati abusati sono convinti di essere , responsabili (almeno in parte) di quanto è successo a loro.
Naturalmente queste percezioni distorte dei bambini sono incoraggiate dagli abusanti.
L’abusante picchia il bambino dicendo che è “costretto” a farlo perché lui è stupido e cattivo o giustifica certe punizioni eccessive dicendo che ” sono per il suo bene”.
Nel caso dell’abuso sessuale, l’abusante fa passare la violenza come un atto d’amore , dicendo cose del tipo: “è perché ti amo in un modo speciale” o incolpa la vittima dicendo che lui/lei l’hanno “provocato”.
Questi messaggi sono veramente tossici perché inducono la vittima a credere di meritarsi l’abuso. e danno al bambino un messaggio distruttivo che continuerà a danneggiarlo per tutta la vita e che rischia di distruggere in modo profondo la sua autostima.
Questo è ancora più evidente nel caso di abuso sessuale : spesso infatti l’abuso prende la forma della seduzione, di una seduzione che il bambino può trovare fisicamente piacevole.
Ma anche se viene esercitato sotto forma di seduzione, l’abuso è sempre una violenza. Anche se il bambino/a è “consenziente”, si tratta sempre di un bambino che cede il suo corpo in cambio per avere un po’ d’amore, per sentirsi importante per qualcuno.
Si può immaginare quanta solitudine, quanta mancanza d’amore, quanta indifferenza da parte degli adulti siano necessarie perché si arrivi a questo.
Poca assertività.
Chi è stato abusato sperimenta una profonda sensazione di impotenza. In un esperimento di psicologia dei cani venivano costretti a subire delle scosse elettriche. In un primo tempo i cani facevano di tutto per scappare o per sottrarsi alla stimolazione dolorosa ma essendo stata loro preclusa ogni via di fuga, non rimaneva loro altra alternativa che rassegnarsi alla situazione.
In breve tempo loro comportamento cambiava : gli animali diventavano passivi e apatici e anche si apriva loro una facile via di fuga , rimanevano nel recinto a prendersi le scosse elettriche. Questo stato chiamato ” impotenza appresa” può caratterizzare al vita delle vittime dell’abuso, anche molti anni dopo il trauma.
Le vittime, sono così abituate a perdere le loro battaglie e a sentirsi impotenti, che non credono di poter vincere nella vita.Da questo la profonda difficoltà ad essere assertivi, a dare dei limiti agli altri, a lottare per i propri diritti.
Difficoltà a fidarsi degli altri
La maggioranza degli abusi avviene in famiglia o per opera di persone che il bambino conosce e di cui si fida. Ma anche nel caso di abusi protrattati nel tempo e commessi da estranei, c’è spesso alle spalle un contesto familiare poco tutelante e poco attento al mondo emotivo del minore.
In ogni persona abusata si nasconde la sensazione di essere stato tradito dalla persona o dalle persone che dovevano più amarlo al mondo.
Di conseguenza, una volta adulto, l’individuo abusato fa fatica a credere che qualcuno possa amarlo veramente. Il ragionamento inconscio è ” se non mi hanno voluto bene nemmeno i miei genitori, chi altro potrà mai amarmi?”E’ superfluo dire che queste insicurezze complicano enormemente le relazioni con gli altri.
Problemi relazionali
Da adulte, le persone che hanno subito delle esperienze d’abuso, fanno fatica a stabilire delle relazioni soddisfacenti con gli altri. L’individuo abusato può diventare aggressivo e avere difficoltà a controllare la rabbia ( sono le famose persone che attaccano per non essere attaccati) facendo subire agli altri quello che lui stesso ha subito o essere una persona troppo timida e passiva.
E’ comune la tendenza a mettersi in situazioni sentimentali difficili e ad essere attratti da partner maltrattanti o rifiutanti.
Disturbi psicologici
Per molti adulti, abusati da bambini, depressione o ansietà sono diventate quasi una seconda natura. Esperienze traumatiche nell’infanzia come la violenza fisica o psicologica danno come risultante una personalità fragile e predisposta a sviluppare disturbi come il disturbo borderline di personalità, attacchi di panico, depressione maggiore, personalità multipla, disturbo post-traumatico da stress, disordini dell’alimentazione.
Depersonalizzazione
Molte vittime di abuso sperimentano un senso di estraneità nei confronti del proprio corpo. Si sentono inoltre come annebbiate, anestetizzate. La dissociazione è una forma di difesa contro il trauma: il ragazzino /a violentato o picchiato duramente impara a dissociare la sua mente dal corpo.E’ come se dicesse ” potete fare al mio corpo tutto quello che volete,tanto la mia mente non è qui!”. Nei casi più gravi, da adulti la dissociazione diventa una sorta di risposta automatica in tutte le situazioni percepite come potenzialmente minacciose .
Disturbi sessuali
Difficilmente i bambini abusati fisicamente e/o sessualmente potranno godere da adulti di una vita sessuale soddisfacente. La sessualità per essere vissuta in modo appagante richiede un buon rapporto con il proprio corpo e fiducia nell’altro, due cose ardue per una vittima d’abuso. Per questo motivo sono comuni disturbi come l’anorgasmia, il vaginismo, inibizioni sessuali.Può essere presente però il comportamento opposto: la promiscuità sessuale. Molte vittime d’incesto tendono a confondere il sesso con l’affetto , in quanto solo nel darsi sessualmente si sono sentite amate dal loro abusante. Masturbazione compulsiva e fantasie sessuali ossessionanti sono altre conseguenze a lungo termine dell’ abuso e sono sintomi attraverso i quali la mente cerca di padroneggiare il trauma subito.
Omosessualità di ripiego
Alcuni ragazzini sedotti dal padre o da un altro adulto significativo, hanno provato del piacere sessuale nell’esperienza. E per tale motivo hanno finito per credersi omosessuali. Esiste però un’altra forma di omosessualità che riguarda l’avversione per le persone dello stesso sesso dell’individuo che ha commesso l’abuso. Per esempio, la ragazza abusata dal padre, può sviluppare una profonda sfiducia negli uomini, e , per tale motivo, preferire come partner le donne.
Malattie psicosomatiche
Le persone che sono state abusate vivono spesso in un continuo stato di tensione che può tradursi in una malattia psicosomatica. Inoltre esiste la predisposizione a sviluppare disturbi del comportamento alimentare. In particolare, le vittime di abusi sessuali , una volta adulte, possono tendere all’ obesità. Mettere su molti chili ha lo scopo inconscio di rendersi poco attraenti, e in tal modo scoraggiare eventuali advances sessuali.
Comportamenti autodistruttivi, autolesionismo, mutilazioni.
Molte vittime d’abuso continuano a punire se stesse in vari modi ,sia perché si ritengono in qualche modo responsabili di quanto è avvenuto loro , sia perché sono cresciuti in famiglie disturbate dove i loro bisogni fisici ed emotivi non erano soddisfatti in modo adeguato.
Problemi nelle relazioni con i figli
Chi è stato abusato da piccolo da un familiare , non ha avuto dei modelli genitoriali adeguati, di conseguenza farà più fatica a ad allevare i figli. Inoltre il rapporto con la prole può essere vissuto con la costante sensazione di non essere all’altezza del compito e con la paura di diventare come il padre o la madre.
Difficoltà a controllare i propri pensieri
Anche molto tempo dopo il trauma, le persone abusate sono spesso preda di flash back o di pensieri negativi che non riescono a controllare. Ci può essere la costante sensazione che stai per succedere qualcosa di brutto.
Come superare l’abuso
Se sei stato abusato, è molto importante che tu capisca che l’abuso non è dipeso da te. E’ neessario che tu comprenda che la relazione adulto-minore non è un rapporto alla pari. E’ l’adulto a stabilire il tono emotivo della relazione e ad avere la responsabilità di quello che succede. La terapia psicologica può essere d’aiuto nel recuperare la serenità e nell’elaborare il trauma.